Botta e risposta con Pier Luigi Sacco, ordinario di Economia della cultura e pro rettore alla comunicazione e all’editoria dell’Università IUAV di Venezia: “Lei mi chiede che tipo di approccio dovrebbero avere manager ed economisti della cultura?…..Le competenze in campo storico-artistico sono anche più importanti, in prima approssimazione, di quelle in campo economico-gestionale. Tendenzialmente, secondo me è preferibile un buono storico che si perfeziona sui temi economico-gestionali piuttosto che il contrario. A livello di ricerca, servono naturalmente gli uni e gli altri, meglio se capaci di lavorare in un ambito realmente interdisciplinare. Devo dire con soddisfazione che accade sempre più spesso.Per chi si forma a partire da un percorso economico-gestionale diventa fondamentale una frequentazione diretta, intensa e prolungata del campo culturale o creativo nel quale si intende operare: senza questa conoscenza diretta e di prima mano si rischia di finire per applicare formule astratte senza esserne in grado di valutare il senso e la congruità nelle situazioni concrete”.
(da Artkey n°9. Di Marcella Grandi, di Unicredit)
































